ULTRAMARATONE: COME E’ NATA LA PISTOIA-ABETONE

Storia pt ab.jpg“Ci sono le corse e LA CORSA. Questa è diversa da tutte, più dura, più impegnativa, più affascinante. Questa è LA CORSA” (Stefano Frivoli)

Se fosse una gara ciclistica sarebbe un tappone dolomitico, se fosse una gara in moto sarebbe il Tourist Trophy, se fosse una montagna da scalare sarebbe, forse, il Cerro Torre. Invece è la Pistoia-Abetone, con i suoi 31 anni intessuti di gioie e drammi, fatiche e sofferenze; tesi di laurea per ogni podista che si rispetti. Una gara mitica: atipica e spartana, tutta sostanza e nessun fronzolo, scabra, durissima, forse povera ma sempre affascinante. A chi scrive tocca raccontarla ed è una sorta di galoppata sul filo sottile e traditore dei ricordi.

Per alcuni ha significato una carriera, per tutti una vittoria strepitosa sui propri limiti. Si affronta per “riscoprire l’uomo e guardare negli occhi una brutta bestia” (Adolfo Sergio) o per “un test che non teme confronti” (Vito Melito), perché “è un sogno” (Luca Baroncini), “una gara mitica” (Fausto Innocenti) o perché il mix diabolico cui dà forma (percorso-luoghi-durezza-fascino-tradizione) la caratterizza come una vera e propria impresa. Regalandole un prestigio che va ben oltre un montepremi in palio od un semplice albo d’oro. Quindi gambe in spalla e seguitemi in questa lunga storia.

1968 – Artidoro Berti è un mito dell’atletica pistoiese. Carbonaio, muratore, infine amorevole custode del Campo Scuola CONI. Un volto scavato dalla fatica, da una vita fatta di lavoro e di tenacia. La ritirata con gli alpini sul fronte russo, una vita che trova la sua gratificazione nella corsa, passione inesauribile. Una figlia che si chiama Maratona, due titoli italiani sui 42,195 della leggenda ed una maglia azzurra ed Helsinki 1952, 32° assoluto in una gara olimpica corsa con la febbre pur di non mancare. Ama i giovani e dispensa loro insegnamenti preziosi. A 48 anni il colpo d’ala del grande campione. È il 20 ottobre 1968, quando Artidoro spiazza tutti: “Ora vi faccio vedere la fatica del maratoneta. Vado all’Abetone di corsa!”. C’è chi cerca di dissuaderlo, altri scuotono la testa, ma lui parte testardo ed in poco più di 5 ore compie quello che sembrava impossibile. In piazza delle Piramidi lo attende Zeno Colò, il “Falco di Oslo”, assieme ad una folla di curiosi informati da un passaparola che sale fin dalla pianura. Il racconto dei giornalisti presenti buca il cuore, ora come allora: “Quando il piccolo maratoneta sembrava finito, la rabbia ha avuto la meglio ed è andato fino in fondo”.
La scintilla è ormai accesa…

Nel 1976 viene organizzata.

Cristiano Rabuzzi su www.pistoia-abetone.net

ULTRAMARATONE: COME E’ NATA LA PISTOIA-ABETONEultima modifica: 2010-02-05T23:21:00+01:00da corrintoscana
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