INTERVISTA AD ALEX SCHWAZER

Intervista a Alex Schwazer: “Voglio vincere” Versione stampabile

Alex Schwazer si sfila le calze contenitive color carne, seduto sul sedile della macchina dell’amico – e assistant-coach nei Carabinieri – Michele Didoni. “D’inverno aiutano, ma d’estate, con il caldo…non credo che ripeterò l’esperimento…”. Lungomare di Montalto di Castro, alto Lazio. L’immenso camino della centrale elettrica si staglia sullo sfondo, e crea uno strano effetto con l’arco d’arrivo del Trofeo Invernale. Il campione olimpico di Pechino, reduce dalla performance-monstre sui 35 chilometri (vittoria e miglior prestazione italiana a 2h26:16, con progresso di quasi dieci minuti) pare appena tornato  da una passeggiata, tanto è fresco. “In effetti non è che abbia spinto poi così tanto. Mi premeva soprattutto di andare regolare, di sentire le sensazioni giuste. La verità è che sto bene, anzi, molto bene, per questo è venuto subito questo tempo”.

Andare così forte può sembrare strano, a fine gennaio. O no?

“Il fatto è che ho ridotto il numero di chilometri percorsi in allenamento, puntando più sulla brillantezza che sul volume. Di chilometri ne ho fatti tanti, anche l’anno scorso. In questo inizio di stagione avevo bisogno di provare strade nuove, e credo che la cosa darà dei frutti anche sulle distanze brevi”.

Vedremo uno Schwazer specialista dei 20km?

“E perché no? Credo sia solo questione di allenamento. Quest’anno, in primavera, farò anche una 20km forte, e in futuro, chissà, potrei doppiare in una grande manifestazione. Vedremo, del resto l’ho già fatto ad Osaka, anche se nei 20 ero partito senza particolari aspirazioni”.

Intanto, il 2009 sembra andato definitivamente in archivio. E con lui, anche il mal di pancia di Berlino.

“Al riguardo ho una mia teoria. Quando faccio bene qualcosa, punto a fare ancora meglio, e questo finisce col giocarmi brutti scherzi. Mi spiego meglio. Dopo Pechino, ho lavorato ancora più duramente, mi sono messo continuamente alla prova, ma ciò che ho ottenuto, è stato solo di usurarmi. A dieci giorni dal Mondiale, mi sono reso conto di non essere allo stesso livello dell’anno prima, e le conseguenze le ho subite sul piano nervoso. Ecco spiegato il mal di pancia, e il ritiro”.

Ma a conti fatti, quel podio, a Berlino, si poteva raggiungere o no?

“Non lo so, forse sì, visto com’è andata la gara. Ma ormai è andata. Bisogna guardare avanti, con serenità, senza farsi opprimere dal resto, andando avanti col sorriso”.

Che cos’è il resto?

“Le attese. Quelle proprie e quelle degli altri. L’attenzione dei media. Delle persone che ti stanno intorno. Ho capito che non devo curarmene più di tanto, per andare forte. E ho recuperato tranquillità, in questi mesi. Ecco, sì, la tranquillità: in questo forse sono un po’ cambiato dal 2009 ad oggi, ma voglio fare di più”.

Cos’altro?

“Voglio crescere come persona. L’atleta c’è, c’è sempre stato. La persona un po’ meno. Qual è il tuo colore preferito?”.

Non credo sia interessante per chi legge. Ma vediamo dove porta questo ragionamento, e allora: il blu.

“Bene, io non ce l’ho un colore preferito. Non me lo sono mai chiesto. E non ho un piatto preferito. Voglio conoscermi meglio, e conoscere un po’ di più il mondo che mi sta intorno, fare delle esperienze”.

Aspirazione legittima. E in atletica?

“Sono sereno, lo ripeto, ma ho accumulato tanta rabbia dopo il 2009. E conto di metterla in campo in tutte le occasioni. Io voglio vincere. L’Europeo è la gara dell’anno, quella che avrà certamente maggior seguito, ma io sono molto stimolato anche dalla Coppa del Mondo di Chihuaha”.

Ci sono motivi particolari?

“E’ l’unico appuntamento mondiale della stagione, e si svolgerà in condizioni anomale, ad oltre 1400 metri di quota. Farà molto caldo, malgrado l’altura, e credo che gli australiani saranno i favoriti. Io punto a vincere, voglio salire sul gradino più alto del podio: a Cheboksary, con la squadra abbiamo vinto, ma solo dopo le squalifiche per doping. Non è la stessa cosa. Anzi, devo dire che ancora non mi hanno mandato la medaglia…e io la voglio, spero che se ne ricordino prima del Messico…”.

La strada è ancora lunga. Si comincia con un raduno alle Canarie.

“Sì, parto dopodomani. Vado sul Teide, il vulcano dell’isola di Tenerife, a 2000 metri di quota. No, non c’è una località precisa, c’è solo l’Hotel e il percorso per allenarsi…è l’ideale per me, voglio isolarmi, lavorare, anche se in un posto nuovo. Al ritorno, farò gli Assoluti indoor di Ancona, avrò bisogno di testarmi su ritmi molto veloci. Poi, il Campionato Italiano dei 50km, a Signa, il 7 marzo. Quindi, una 20 veloce, la Coppa del Mondo il 16 maggio, e gli Europei a Barcellona”

A Barcellona ci sarà nuovamente l’attenzione di tutti.

“E io sono pronto. Spero che ci siano 40 gradi, che si scoppi di caldo: quelle sono le condizioni giuste per me”.

Lo sguardo va lontano, la mente probabilmente lo segue. Agli Europei mancano sei mesi giusti. Ci pensa una voce amica a riportare Schwazer alla realtà: quella rude di Sandro Damilano, il maestro di tante giornate d’allenamento. “Vieni qua, che parliamo della gara”. Altolà, niente distrazioni. Non è ancora il momento di sognare.

Fonte: www.fidal.it

INTERVISTA AD ALEX SCHWAZERultima modifica: 2010-01-26T10:00:00+01:00da corrintoscana
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